corpo e società

Introduzione

Che cos’è il corpo? Possiamo probabilmente intenderlo come il luogo fisico dove abita il nostro Io. Un Io che collochiamo all’interno e che viene rappresentato e protetto da strati su strati di ossa, organi, muscoli e infine pelle. E proprio dove finisce il nostro corpo inizia l’Altro, inteso come mondo esteriore, prima che come soggetto diverso. Il corpo dunque, come confine tra Io e Altro.

La parola confine, dal punto di vista etimologico, denota l’«estrema linea che segna la fine di un dato […] territorio o paese, dividendolo da quello che gli è attiguo».1 Il confine, riferito al corpo, quindi, più che essere ciò che divide il dentro dal fuori, può essere visto come il punto in cui dentro e fuori sono più vicini che mai. È un punto di contatto.

Ma se è così, oltre che soggetto, il corpo diventa anche oggetto per l’Altro. Strumento estetico, perciò, di comunicazione con l’Altro.

La condizione di essere soggetto per sé e oggetto per l’Altro supera la domanda iniziale, e più che interrogarsi su cosa è il corpo porta a chiedersi di chi è?

Corpo e identità

La risposta a questa domanda si può trovare nei testi del filosofo austriaco Edmund Husserl, per il quale, tra tutte le realtà che fanno parte della nostra esperienza, il corpo occupa un posto privilegiato. È ciò che ci appartiene in modo originario e duraturo.

Il corpo, per Husserl, non è semplicemente un oggetto tra gli altri, ma è lo strumento primario attraverso cui ci orientiamo nel mondo. È la base di ogni percezione, la direzione naturale del nostro sguardo e dell’agire. Per Husserl, dunque, attraverso il filtro del nostro corpo veniamo a conoscenza del mondo e lo interpretiamo, agendo di conseguenza.

Il corpo ha quindi una peculiarità: è l’unica cosa che sentiamo come autenticamente nostra, in contrasto con l’alterità del mondo esterno, che inizialmente si presenta come qualcosa di estraneo, qualcosa che subiamo in maniera passiva.

Solo nel momento in cui interviene un’intenzione conoscitiva il soggetto si attiva per appropriarsi dell’alterità. E lo fa proprio attraverso il corpo, che diventa organo di esperienza e di accesso alla verità delle cose.2

Questa riflessione potrebbe portare a pensare che il corpo è il punto centrale della percezione, ciò che rende possibile ogni relazione con gli altri oggetti-soggetti. Anche se può essere considerato un oggetto, il corpo non è mai un oggetto come gli altri, perché funge da centro funzionale di tutte le nostre attività e percezioni. È ciò che ci collega al mondo in modo immediato, rendendo possibile ogni esperienza.

Il corpo è dunque nostro, in senso stretto. Ognuno di noi ha ed è il proprio corpo. Il corpo si fa portatore di un messaggio potente, diviene rappresentazione di noi nel mondo, manifestazione della nostra identità. Al punto che chi commette un reato, anche se questo non mette a repentaglio l’incolumità altrui (si pensi alle truffe, ai raggiri), è costretto fisicamente in carcere.

Arbitrio libero?

Eppure… la domanda “di chi è il nostro corpo?” ha un suo preciso significato, quando ci confrontiamo non più con un altro qualsiasi, ma specificamente con la società. Non possiamo trascurare, infatti, l’effetto che la vita in società ha sul modo in cui percepiamo il nostro corpo e su come decidiamo di presentarlo.

Da una parte abbiamo la sensazione di poter disporre del corpo a nostro piacimento. Dall’altra venire visti camminare nudi in strada porterebbe inevitabilmente a una denuncia per atti osceni in luogo pubblico. Ma se il corpo è nostro, perché mostrarlo agli altri costituisce un atto osceno? In quale misura un corpo viene limitato da una serie di eccezioni e vincoli, oltre i quali scatta un divieto?

Questo significa che, all’interno della società, il nostro corpo non è completamente nostro, ma lo è fino al punto in cui entra in relazione con l’Altro.

Se questo Altro è costituito dalla società, risulta chiaro che ciò che è consentito o meno ha una fortissima correlazione con l’ambiente e il periodo storico di riferimento: quello che oggi appare osceno in Iran, infatti, non è considerato tale in Francia, e viceversa.

E quello che oggi appare osceno in Iran, non lo era negli Settanta, quando le donne potevano passeggiare in minigonna senza alcun problema, mentre oggi alcune di esse sono costrette a indossare il velo.3

Il discorso non è poi così diverso se guardiamo in Occidente, dove questioni religiose e morali costituiscono una trama intricata di radici ancora molto salde. Ed è proprio nel modello occidentale che, probabilmente, il tutto si fa più sottile e complesso.

Da una parte c’è una società che promuove la piena espressione individuale, il pieno possesso del proprio corpo e la facoltà di decidere pienamente per sé. Dall’altra parte c’è una collettività impreparata davanti allo sdoganamento di quasi ogni forma di libertà personale. Un esempio è dato dalla condizione delle donne, passate in pochi decenni dal ricoprire una posizione subalterna all’autodeterminazione.

In conclusione

Quando si trattano temi fortemente legati al cambiamento della società contemporanea, parlare di conclusioni è sempre complesso. Si può però tracciare la linea per tirare le somme di quanto trattato nel presente Articolo. Da quanto fin qui discusso è possibile riconoscere un tema ricorrente che riguarda il corpo nella sua dualità soggetto-oggetto.

Come per ogni argomento ricco di complessità e di sfaccettature, la formula per un equilibrio all’interno di questa dualità è labile, sottile. Il corpo ci appartiene e ci rappresenta, è comunicazione. Questa consapevolezza ci pone di fronte al costante interrogativo su cosa e come vogliamo comunicare all’Altro con il nostro corpo.

Da una parte non dobbiamo fare in modo che la pressione sociale condizioni le nostre scelte. Dall’altra non possiamo trascurare che le nostre scelte devono tenere conto che noi, con il nostro corpo, siamo immersi in un contesto sociale. Questa posizione può apparire come di stallo, ingessata tra due estremi incomunicabili, ma è in realtà frutto del complesso insieme di compromessi rappresentato dall’alterità.

Gennaro Rollo

Gennaro Rollo, nato a Napoli il 2 febbraio 1985, è laureato in Chimica e assegnista di ricerca presso l’Istituto di Polimeri del CNR in sede a Lecco. Appassionato di linguistica e dialettologia, ha seguito diversi corsi presso l’Università Federico II di Napoli. Nel 2017 ha pubblicato il romanzo Il serraglio.

Note

  1. Cfr. https://www.etimo.it/?term=confine ultima consultazione 3 novembre 2025. ↩︎
  2. Husserl E., Fenomenologia dell’intersoggettività, Roma, Carocci editore, 2010, p. 58. ↩︎
  3. Ghaffari R., Strade di donne in Iran. Generi, generazioni, proteste, Pisa, Astarte edizioni, 2022. ↩︎
1 commento su “Il nostro corpo e la società”

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