Questo articolo vuole indagare la dimensione artistica femminile nell’Ottocento, attraverso il confronto tra due donne che hanno coltivato l’arte rispettivamente come attività dilettantistica e, all’opposto, come vocazione e ambizione professionale. La scrittrice britannica Jane Austen e la trascendentalista americana Sophia Peabody Hawthorne,1 una figura meno conosciuta o, nel migliore dei casi, ricordata solo come moglie del celebre scrittore americano Nathaniel Hawthorne.
Nata nel 1809 a Salem, nel Massachusetts, Sophia fu una scrittrice, illustratrice, viaggiatrice e intellettuale vicina al Trascendentalismo di Ralph Waldo Emerson.2 Visse, quindi, in un’epoca di poco successiva a quella di Jane Austen (1775-1817). Un periodo molto florido per la cultura americana e in un contesto sociale e familiare significativamente diverso da quello della scrittrice inglese, nel quale possiamo tuttavia riconoscere alcune inevitabili similitudini.
Questo lavoro di ricerca mette soprattutto in luce il suo contributo culturale, in virtù della scarsa notorietà di cui gode in Italia, Paese in cui viaggiò tra il 1858 e il 1859 e che segnò profondamente la sua opera.
Il ruolo dell’arte nell’educazione femminile
Nell’Ottocento, in Inghilterra e in America, l’educazione femminile si svolgeva soprattutto entro le mura domestiche. E si limitava a quelle poche e semplici nozioni che una donna doveva apprendere per diventare, in sostanza, una moglie e una madre esemplari.
Una parte consistente di questa formazione era riservata all’esercizio delle arti figurative – il disegno e la pittura – che, insieme alla musica e al canto, rientravano nel ventaglio delle accomplishments. Si tratta di abilità considerate necessarie per le giovani di buona famiglia, che servivano a mostrare grazia e cultura, e non a coltivare una vera vocazione artistica.
Jane Austen, che scelse la scrittura come mezzo privilegiato di espressione, e poi anche di sopravvivenza, si adeguò a questa pratica puramente dilettantistica delle arti figurative. Ciò si riflette anche nei suoi romanzi (in particolare Orgoglio e Pregiudizio ed Emma), dove il disegno rimane confinato nella dimensione privata e mai proiettato nello spazio pubblico, anche laddove le eroine mostrano di possedere un notevole talento.
Jane aveva una sorella maggiore, Cassandra, con una spiccata inclinazione per il disegno e la pittura. Ma anche nel suo caso l’arte non si trasformò mai in una professione. Grazie a Cassandra, tuttavia, possiamo vedere gli unici due ritratti autentici di Jane Austen. Uno, del 1804, ritrae la scrittrice seduta accanto a un albero. L’altro è il famoso ritratto incompleto del 1810, ora ospitato nella National Portrait Gallery di Londra.
Una famiglia progressista
Sophia Peabody Hawthorne, come Jane Austen, apparteneva a un mondo che offriva alla categoria femminile un’educazione ristretta, semplificata e volta all’acquisizione di ruoli ben definiti.
Nella prima metà dell’Ottocento, sebbene il Massachusetts fosse lo stato americano culturalmente più avanzato e progressista, la società ancora faticava ad aprirsi a una completa accettazione delle donne nell’arena intellettuale, letteraria e creativa.
Nathaniel Hawthorne, che Sophia sposò nel 1842, incarnava perfettamente il pregiudizio ancora radicato verso l’intelletto femminile, al punto che il matrimonio condizionò non poco il futuro di Sophia.
In questo scenario, tuttavia, Sophia poté vantare una posizione di privilegio rispetto a tante altre donne a lei contemporanee. Nata in una famiglia di insegnanti – sostenuta e guidata soprattutto dalla componente femminile – ricevette un’educazione colta nelle scuole della madre e della sorella maggiore, la trascendentalista Elizabeth Peabody.
Così crebbe avendo sempre davanti a sé il loro esempio di donne indipendenti e volitive, già portatrici di quelle idee femministe che sarebbero poi esplose dopo la guerra civile americana.
L’istruzione di Sophia era attentamente sorvegliata da Elizabeth, che le raccomandava di coltivare l’intelletto e di raffinare il gusto, anche attraverso adeguate letture e la pratica delle arti.
Sophia, la cui mente era pronta e curiosa, assorbì con voracità tutti questi stimoli. E sviluppò presto un interesse accentuato verso il mondo delle arti figurative, a cui si avvicinò per la prima volta attraverso le lezioni di disegno prospettico in bianco e nero tenute da una zia materna.
Un’aspirante artista
La formazione di Sophia, iniziata a Salem, proseguì a Boston, all’epoca fulcro della vita culturale del Massachusetts. Quando con la famiglia si trasferì lì nel 1829, poté sfruttare le opportunità offerte da un ambiente culturale molto più vivace e dinamico. A Boston iniziò il suo vero e proprio apprendistato artistico, poiché ebbe il privilegio di prendere lezioni da tre importanti maestri del tempo: Chester Harding, Thomas Doughty e Washington Allston.3
L’aspetto interessante è che Sophia iniziò da subito a studiare l’arte non solo per soddisfare una sua passione, ma soprattutto con il preciso scopo di intraprendere una carriera professionale come artista.
La sua vocazione era anche una necessità: decisa a rinunciare al matrimonio, a causa di una malattia invalidante di cui soffriva sin dall’infanzia, sperava di poter trasformare il suo talento in un’opportunità di guadagno per rendersi autosufficiente, seguendo l’esempio virtuoso delle altre donne della sua famiglia.
Prima di lei anche Jane Austen, dopo aver capito di volersi consacrare alla scrittura, rifiutò il matrimonio e decise di fare della sua arte un mezzo di indipendenza, assumendosi tutti i rischi a cui questa scelta poteva esporre, nel suo caso, una donna della piccola gentry rurale e senza conoscenze influenti, sebbene dotata di una solida cultura.
Un’allieva d’eccezione
Nell’Ottocento non esistevano scuole o accademie in grado di avviare le donne a un mestiere creativo. Una donna dotata di un talento artistico, come Sophia, poteva nutrire aspirazioni professionali solo se godeva di vincoli parentali con una figura maschile già ben inserita nel campo e disposta a farle da mentore.
Ciò spiega perché nel diciannovesimo secolo, quasi senza eccezione, le donne che riuscirono a vivere della propria arte erano figlie o nipoti di artisti noti, o comunque legate a loro da stretti rapporti personali.
In questo contesto, tuttavia, Sophia fu un caso piuttosto singolare. La sua ambizione, oltre a essere largamente incoraggiata dalla sua famiglia, incontrò il favore di autorevoli artisti con cui non aveva alcun legame personale e che la assunsero come allieva proprio per il potenziale che intravidero in lei.
Il ritrattista Chester Harding, colpito dai disegni di Sophia, la invitò in via del tutto eccezionale nel suo studio per permetterle di copiare le sue opere e perfezionare la tecnica. Harding fu anche l’autore del noto ritratto della giovane Sophia,4 eseguito su tela nel 1830 e oggi esposto al Peabody Essex Museum di Salem.
Thomas Doughty, paesaggista e interprete della pittura romantica europea, concesse a Sophia lezioni private in casa Peabody, durante i lunghi periodi di malattia che confinavano l’allieva nella sua stanza.
Washington Allston, famoso precursore della Hudson River School, fu il mentore che più di ogni altro influì sulla maturazione artistica di Sophia.
Convinto sostenitore del talento della ragazza, Allston la esortò a completare i suoi studi in Europa (meta ambita dagli artisti americani), dove avrebbe dovuto dedicarsi alla riproduzione solo dei capolavori più illustri.
L’eredità di Sophia tra arte e scrittura
Nel 1832, dopo il suo apprendistato da copista sotto la guida dei tre mentori, Sophia si sentì pronta a eseguire le sue prime opere originali, sicura del suo valore e determinata a farsi strada come artista indipendente.
Fra i suoi dipinti più noti ricordiamo due paesaggi italiani del 1839-40. Isola San Giovanni e Villa Menaggio, ritraenti rispettivamente il Lago Maggiore e il Lago di Como, sono oggi conservati nella collezione privata di una discendente della famiglia Hawthorne, Joan D. Ensor.
A detta di molti studiosi, Sophia, interprete del Romanticismo americano, può essere di diritto annoverata tra le prime donne statunitensi affermatesi nel campo dell’arte come professioniste, per aver vissuto (sebbene per un periodo relativamente breve, prima di sposarsi) grazie ai proventi delle proprie opere e per essersi guadagnata, per i soli meriti personali, la stima e l’ammirazione di un mondo tradizionalmente maschile.
Sophia, colta, raffinata e dotata di un talento non comune, sarebbe forse diventata una famosa artista se un matrimonio del tutto inatteso non l’avesse costretta a interrompere la sua attività per dedicarsi alle esigenze familiari.
Avrebbe forse avuto un destino simile a quello di Jane Austen, che aveva intuito cosa sarebbe accaduto alla sua scrittura se avesse accettato compromessi per una vita più agiata.
Non lo sapremo mai, ma ciò che invece sappiamo con certezza è che, nonostante tutto, l’arte rimase sempre presente, in svariate forme, nella vita di Sophia e in quella dei suoi cari.
Fu, per esempio, una mentore per i suoi figli, ai quali insegnava personalmente il disegno. E soprattutto per suo marito. Nathaniel Hawthorne, del tutto estraneo al mondo dell’arte prima di conoscere Sophia, fu ispirato dalla sua passione al punto da dedicare alla figura dell’artista e alle teorie estetiche apprese da sua moglie alcuni dei suoi racconti più noti, come The Prophetic Pictures (1837) e The Artist of the Beautiful (1844), e i suoi romanzi, in particolare The Marble Faun.
Sophia non abbandonò mai veramente la sua originaria vocazione. Oggi ne abbiamo prova nei numerosi scritti che ci ha lasciato, dove il tema dell’arte si intreccia a quello del viaggio.
Anche se aveva smesso di produrre opere professionali, continuava a ritenersi un’artista e fu proprio l’amore per l’arte il propulsore della sua unica pubblicazione non postuma.
Nel 1869, solo due anni prima di morire, diede alle stampe le Notes in England and Italy. Si tratta di una raccolta di lettere e diari di viaggio scritti in Inghilterra e in Italia, e pubblicati con il preciso scopo di offrire ai lettori una testimonianza della ricchezza artistica del Vecchio Continente.
Il Diario romano: un viaggio nell’arte della Città Eterna
Erroneamente considerata dalle correnti più tradizionali come sola protettrice del focolare domestico, Sophia ebbe in realtà una vita tutt’altro che sedentaria. Dal 1853 al 1860, in particolare, ebbe la possibilità di visitare numerose città europee insieme al marito e ai tre figli, diventando di fatto una delle prime donne americane ad aver documentato viaggi all’estero.
Nonostante il suo breve soggiorno in Italia, dove visitò soprattutto Roma e Firenze, è proprio al nostro Paese che dedicò la parte più consistente della sua opera, entusiasta all’idea di poter finalmente ammirare in prima persona i capolavori che aveva studiato e riprodotto da ragazza.
Roma, soprattutto, era per lei una meta ambita e a lungo vagheggiata per la grandezza immortale delle meraviglie che custodiva, dalla pittura rinascimentale alla scultura neoclassica, fino al fascino degli antichi edifici e delle vie illustri che evocavano la sensazione di un vero viaggio nel tempo.
Il Diario romano, tratto dalle Notes in England and Italy e pubblicato in prima traduzione italiana dalla casa editrice flower-ed,5 è il prezioso resoconto dell’esperienza di questa donna, che ha celebrato la Città Eterna con sensibilità e passione, ma anche con occhio critico e voce autorevole.
A lungo rimasta nell’ombra, oggi possiamo finalmente riscoprire Sophia attraverso le sue parole e riconoscere il suo contributo intellettuale al fianco di tutte le altre scrittrici di viaggio che hanno legato il proprio destino al territorio italiano, trovandovi spazio per quella libertà creativa ed espressiva cui anelavano.
Immagine di copertina:
Portrait of Sophia Peabody Hawthorne (1809–1871), painter and wife of author Nathaniel Hawthorne,
olio su tela, 1830, opera di Chester Harding (September 1, 1792 – April 1, 1866)
Note
- Sophia Amelia Peabody Hawthorne (Salem, 1809 – Londra, 1871) nacque da una famiglia colta. Studiò nelle scuole femminili della madre e della sorella maggiore Elizabeth Peabody, intellettuale di spicco del gruppo trascendentalista. Prima di sposare lo scrittore Nathaniel Hawthorne nel 1842, divenne una delle prime pittrici di professione negli Stati Uniti. Scrittrice talentuosa e sensibile, produsse una vasta quantità di lettere e diari e fu una collaboratrice preziosa per le opere di Hawthorne. Dopo la morte del marito, che impedì ogni suo tentativo di pubblicazione, diede alle stampe le Notes in England and Italy (1869), una raccolta di scritti privati risalenti al viaggio in Europa del periodo 1853-1860. Uscirono invece postumi The Cuba Journal, 1833-35 (1985), l’epistolario del suo viaggio a Cuba, e Ordinary Mysteries: The Common Journal of Nathaniel and Sophia Hawthorne, 1842-1843 (2005), il diario comune dei coniugi scritto nei primi anni del loro matrimonio. In Italia è stato pubblicato dalla casa editrice flower-ed il Diario romano di Sophia Peabody Hawthorne (2025), resoconto del suo soggiorno romano tratto dalle Notes. ↩︎
- Il Trascendentalismo fu un movimento culturale e filosofico nordamericano che si sviluppò nel New England nella prima metà del diciannovesimo secolo. Abbracciava la dottrina religiosa dell’unitarianismo ed esaltava la centralità dell’uomo e del suo rapporto con la natura. Il principale teorico e animatore del gruppo trascendentalista fu Ralph Waldo Emerson (Boston, 1803 – Concord, 1882), attorno al quale si riunirono scrittori e intellettuali come Henry David Thoreau, William Ellery Channing, Bronson Alcott, Margaret Fuller. Il pensiero emersoniano trovò la sua massima espressione nella poesia di Walt Whitman e di Emily Dickinson. ↩︎
- Chester Harding (Conway, 1792 – Boston, 1866) fu un ritrattista americano. Divenne famoso in America e in Inghilterra grazie ai suoi dipinti di figure illustri del proprio tempo. Fu membro onorario della National Academy.
Thomas Doughty (Philadelphia, 1793 – New York, 1856) fu un paesaggista e litografo americano. Acclamato dalla critica per i suoi dipinti, partecipò a numerose esposizioni in America e in Europa. Fu eletto membro della Pennsylvania Academy e membro onorario della National Academy.
Washington Allston (Georgetown, 1779 – Cambridgeport, 1843) fu un ritrattista, paesaggista e scrittore americano. Conseguì la sua formazione artistica in Europa, dove si avvicinò alla pittura romantica. Insieme a Thomas Doughty, anticipò i temi cari ai grandi artisti della Hudson River School. ↩︎ - Portrait of Sophia Peabody, 1830, Peabody Essex Museum. ↩︎
- Sophia Peabody Hawthorne, Diario romano, flower-ed, Roma, 2025. Traduzione di Michela Alessandroni. A cura di Michela Alessandroni e Mariachiara Catillo. ↩︎
Mariachiara Catillo

Mariachiara Catillo è nata a Grosseto nel 1998, ma dal 2004 vive a Frosinone.
Si è laureata a Roma in discipline della comunicazione e dell’editoria, proseguendo gli studi con un master presso Treccani Accademia.
Si occupa di editoria ed è appassionata di scrittura e letteratura femminile.
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