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Dal 26 settembre al 25 ottobre 2026, ogni sabato e domenica, si tiene a Lodi il Festival della Fotografia Etica.

Nel panorama culturale contemporaneo, il Festival si propone come un punto di osservazione sull’evoluzione delle dinamiche sociali e geopolitiche globali.

La genesi storica e l’orizzonte concettuale della rassegna

Fondato nel 2010 dall’iniziativa dell’associazione no-profit Gruppo Fotografico Progetto Immagine, il festival nasce con lo scopo di restituire alla fotografia la sua funzione di testimonianza civile e di indagine morale.

Alla sua diciassettesima edizione, la rassegna ha progressivamente ridefinito il rapporto tra l’immagine e lo spettatore, trasformando anno dopo anno il centro storico di Lodi in uno spazio d’indagine etica diffuso.

L’edizione del 2026 segna un ulteriore consolidamento di questo percorso, offrendo una varietà di mostre capaci di tracciare una mappatura rigorosa delle crisi e delle fragilità dell’esperienza umana contemporanea.

L’etica come orizzonte narrativo

La manifestazione si distingue per essere una piattaforma epistemologica “fluida”. Non vi è infatti un unico tema ma il filo conduttore di tutte le mostre risiede nell’etica della comunicazione visiva, intesa come dovere morale di testimoniare e comprendere il presente senza filtri ideologici.

All’interno di questa cornice, l’edizione corrente si articola tuttavia attorno ad alcuni temi contemporanei: i  diritti civili e le crisi geopolitiche, l’analisi delle complesse interazioni tra l’essere umano e le mutazioni dell’ambiente, e l’attenzione sul Non Profit World.

Quest’ultima, sviluppata attraverso l’open call dedicata alle Organizzazioni Non Governative globali, per dare spazio a temi sociali e di cooperazione internazionale.

Il World Report Award

Il Festival ha poi un’area dedicata all’esposizione dei lavori dei vincitori del World Report Award – Documenting Humanity, un insieme di premi suddivisi per categoria e assegnati dalla giuria del Festival.

Il percorso espositivo quest’anno propone l’indagine di Carol Guzy dal titolo ICE – Broken Families, insignita del prestigioso Master Award, affiancata dal lavoro di Chinky Shukla, When Buddha Stopped Smiling, che si è aggiudicato lo Spotlight Award per l’analisi accurata delle conseguenze legate ai test nucleari in India.

All’interno della medesima sezione si collocano il reportage di Carlos Folgoso Sueiro, Alén do Lago, associato al premio speciale The Alexia, e la cruda documentazione del conflitto sudanese operata da Abdulmonam Eassa nel progetto Sudan War, vincitore per la categoria Short Story.

A completamento della sezione, una proiezione collettiva raccoglie e analizza gli scatti più significativi dei primi quaranta classificati per la categoria Single Shot.

Dai premi internazionali ai percorsi educativi

Accanto alla selezione dei premi ufficiali, il festival ospita anche la mostra internazionale del World Press Photo 2026.

Questa sezione presenta le immagini vincitrici del settantunesimo concorso globale, estrapolate da un corpus di oltre cinquantasettemila scatti inviati da quasi quattromila fotogiornalisti operanti in centoquarantuno nazioni.

Il quadro espositivo complessivo si arricchisce infine con i reportage tematici dei grandi autori della fotografia internazionale dislocati nelle restanti sedi, oltre alle sessioni collaterali di approfondimento teorico, ai percorsi educativi per le scuole e alle letture portfolio per il Premio Portfolio Lodi ospitate presso la Biblioteca Comunale.

L’insieme di questi elementi converte gli ultimi giorni del festival in un’opportunità di analisi e di posizionamento critico rispetto ai problemi del presente.

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