Milano Cortina Olimpiadi

Il sipario si è alzato! Con l’accensione simultanea dei bracieri a Milano e Cortina, l’Italia torna a essere il centro gravitazionale dello sport mondiale.

Le Olimpiadi Invernali del 2026, con la spettacolare cerimonia di apertura del 6 febbraio scorso, hanno rappresentato un palcoscenico dove storia, filosofia e attualità si intrecciano in un racconto complesso, capace di incantare e, al tempo stesso, far riflettere.

Una storia di tregua e umanità

Le Olimpiadi affondano le loro radici nel cuore della Grecia classica. Nate nel 776 a.C. a Olimpia, rappresentavano molto più di una serie di gare: erano il momento della ekecheiria, la “tregua sacra”.

Durante i Giochi, le guerre si fermavano. Questa eredità, recuperata da Pierre de Coubertin alla fine del XIX secolo, rimane il pilastro filosofico della manifestazione. 

L’idea è che l’agonismo possa essere uno strumento di pace e che il limite fisico sia la frontiera da superare non per dividere, ma per unire.

San Siro diventa un museo: il neoclassicismo in scena

La cerimonia d’apertura, orchestrata dal Balich Wonder Studio, ha scelto di parlare al mondo attraverso il linguaggio della bellezza.

Il momento più alto, dal punto di vista simbolico e artistico, è stato senza dubbio il tributo ad Antonio Canova.

Lo stadio Giuseppe Meazza di San Siro, tempio del calcio, si è tramutato in un museo etereo per ospitare il balletto di “Amore e Psiche.

Settanta ballerini dell’Accademia del Teatro alla Scala hanno dato vita alla celebre opera canoviana.

In un gioco di chiaroscuri e tessuti candidi, i corpi degli artisti hanno riproposto la plasticità delle statue neoclassiche, evocando l’attimo eterno in cui Amore risveglia l’amata con un bacio. Filosoficamente, questo richiamo non è casuale.

Il mito di Amore e Psiche, narrato da Apuleio nelle Metamorfosi, è la parabola dell’anima (Psiche) che, attraverso prove durissime e cadute, riesce infine a ricongiungersi al divino (Amore).

È la metafora perfetta del percorso olimpico: la fatica, il sacrificio e la ricerca di una perfezione che non è solo tecnica, ma spirituale.

La bellezza italiana celebrata in scena è stato un invito a ritrovare l’armonia in un presente frammentato.

Tra lirica e letteratura: l’anima dei Giochi

La serata ha visto la letteratura e la musica farsi portatrici di messaggi universali. Se l’Inno di Mameli cantato da Laura Pausini ha acceso il patriottismo, la recitazione de L’Infinito di Giacomo Leopardi da parte di Pierfrancesco Favino ha riportato il pubblico a una dimensione introspettiva, ricordando che il «naufragar m’è dolce in questo mare» è la condizione dell’uomo davanti all’immensità dello spirito.

Toccante anche il finale, dove la voce di Andrea Bocelli sulle note del Nessun dorma ha accompagnato la fiamma olimpica, e l’intervento di Ghali, che ha scelto la semplicità di Gianni Rodari.

Recitando i versi di Promemoria, l’artista ha ricordato che «ci sono cose da non fare mai… per esempio, la guerra», trasformando lo spettacolo in un appello alla responsabilità etica.

Le ombre della città: la protesta e la complessità

I giornali stranieri hanno celebrato la cerimonia come “intima e grandiosa” (Guardian) o “un viaggio emozionante nella cultura italiana” (Süddeutsche Zeitung). Ma le strade di Milano sono state teatro di tensioni.

Un corteo di circa 5.000 persone ha sfilato da Porta Romana al Corvetto per protestare contro l’impatto ambientale e sociale dei Giochi. Gli “alberi di cartone” portati in piazza per ricordare i larici abbattuti a Cortina e gli striscioni contro la speculazione edilizia hanno evidenziato la frattura tra l’utopia olimpica e le preoccupazioni dei cittadini

Gli scontri con le forze dell’ordine e il lancio di fuochi d’artificio hanno mostrato l’altra faccia di una “armonia” che, come sottolineato da testate come Le Monde, rischia talvolta di apparire come una facciata ideale davanti alle complessità del mondo reale.

Il gioco dei contrasti

Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 sono quindi iniziate all’insegna del contrasto. Da una parte la perfezione marmorea di Canova, dall’altra il fumo dei fumogeni in via Marocchetti. La sfilata “diffusa” degli atleti (criticata da alcuni per la dispersione emotiva), l’abbraccio universale della musica.

Resta, fortunatamente, il messaggio centrale: la ricerca di un punto d’incontro, quell’armonia difficile ma necessaria che solo lo sport, nella sua forma più alta, sa ancora raccontare.

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